La Reggia di Caserta o Palazzo Reale

Dichiarata patrimonio dell’Umanità dall’Unesco, è’ il simbolo ed il fiore all’occhiello della città.

La sua storia ha inizio quando, Carlo III di Borbone, intorno al 1750 incaricò (o meglio obbligò) l’architetto Luigi Vanvitelli di costruire uno dei più bei – e funzionali- palazzi reali d’Europa (con tanto di giardino e acquedotto).

Vanvitelli che a quel tempo era impegnato nei lavori di restauro della basilica di Loreto, si mise all’opera affiancato da collaboratori validissimi ed il 20 gennaio 1752 fu posta la prima pietra del faraonico edificio. Il palazzo reale (1200 stanze) fu completato nel 1845. L’opera costò circa 6 milioni di ducati e impegno più di 3000 persone tra operai, schiavi e galeotti musulmani.

La reggia sorge su un’area di circa 44.000 metri quadri. All’ingresso, accanto al portone centrale ancora oggi si possono notare i basamenti sui quali – con ogni probabilità – erano poste le statue della Giustizia, della Magnificenza, della Clemenza e della Pace (virtù attribuite alla figura del re).

Una volta varcata la soglia d’ingresso, ci si trova di fronte un imponente vestibolo, dalla forma ottagonale, completato da venti colonne doriche ed i 117 gradini del superbo scalone reale a doppia rampa (largo 18,50 metri alto 14,50 metri), considerato un capolavoro di architettura tardo barocca.

Le scale sono ricoperte da una doppia volta ellittica, splendidamente affrescata da Girolamo Starace-Franchis con Le quattro Stagioni e La reggia di Apollo. Percorso lo scalone si giunge al vestibolo superiore che dall’accesso alla grandiosa ed elegantissima Cappella Palatina ed agli sfarzosi appartamenti reali.

La Cappella, ispirata a quella della Reggia di Versailles, fu inaugurata, alla presenza del Re Ferdinando IV, nel 1784, durante la messa di Natale. Ricchissima di marmi pregiati, si presenta come una sala a galleria con colonnato che s’innalza su di un alto stilobate; la parete di fondo appare decorata da semicolonne in giallo di Castronuovo e svecchiature di marmo di Mondragone.

I primi due saloni che si incontrano sono denominati: Sala degli Alabardieri (con dipinti di Domenico Mondo) e Sala delle Guardie del Corpo (con dodici bassorilievi di Gaetano Salomone, Paolo Persico e Tommaso Bucciano) ed erano, come i loro nomi suggeriscono, riservati alle “Guardie” addette alla sicurezza del Re.

La successiva sala, intitolata ad Alessandro il Grande e detta del “baciamano“, è affrescata da Mariano Rossi. Alla sinistra di questa sala troviamo il cosiddetto “Appartamento Vecchio” (abitato da Ferdinando IV e dalla consorte Maria Carolina), composto da una serie di stanze.

Le prime quattro stanze sono dedicate alle Quattro Stagioni; vi è poi una stanza adibita a studio (con dipinti a tempera di Filippo Hackert) e la camera da letto di Ferdinando II. Seguono poi la Sala dei Ricevimenti, la Biblioteca Palatina (con circa 10.000 volumi) e la cosiddetta Sala Ellittica, che ospita un superbo esempio di presepe napoletano.

Alla destra della già citata sala di Alessandro il Grande (dove aver superato la neoclassica Sala di Marte, progettata da Antonio de Simone ed affrescata da Antonio Galliano), troviamo l’Appartamento Nuovo, costruito tra il 1806 ed il 1845.

Si incontrano poi la Sala di Astrea, con rilievi e stucchi dorati e la grandiosa e meravigliosa Sala del Trono, il cuore della vita di corte. Progettata dell’Architetto Gaetano Genovese e finemente decorata, fu terminata nel 1845 (venne inaugurata da Ferdinando II in occasione del settimo Congresso Internazionale delle Scienze).

Si giunge così alla Sala del Consiglio – che permette di accedere all’appartamento privato del sovrano – e alla Sala di Compagnia.

Vi è poi la Camera da letto di Francesco II e Maria Sofia di Baviera (arredata in stile impero), con la relativa stanza da bagno, che si caratterizza per la vasca in granito rosso con protomi leonine.

Accanto alla stanza da letto, vi è il cosiddetto “appartamento Murattiano“, arredato in Stile Impero, con mobili in mogano arrivati dalla Francia.

La reggia è completata da un suggestivo parco, considerato tra i più belli al mondo, che si estende per 120 ettari. Percorrendo il viale centrale del parco, lungo 3 km, si possono ammirare meravigliosi giardini, in parte all’italiana, (completato dalla Peschiera grande, dove si allevavano i pesci, e dalla Castelluccia, una sorta di fortezza in miniatura edificata nel 1769) in parte all’inglese (voluto dalla regina Maria Carolina d’Asburgo-Lorena, moglie di Ferdinando IV e realizzato da John Andrea Graefer), abbelliti con grandiose fontane (che fungono da collegamento tra i due giardini).

La prima fontana che s’incontra è la Fontana Margherita, con la vasca dei Delfini, misurante 470 metri per una larghezza di 27 e una profondità di 3 metri. Vi è poi l’incompiuta fontana di Eolo, adorna di ventotto statue realizzate da Brunelli, Salomone, Violani, Persico e Solari.

Continuando, si arriva alla Fontana di Cerere, opera in marmo di Carrara di Gaetano Salomone rappresentante la Dea delle messi intenta a sostenere la medaglia della Trinacria. La penultima, grandiosa, fontana celebra l’amore tra Venere e Adone, mentre la fontana che chiude il parco è quella della Grande Cascata, dedicata a Diana e Atteone.

Le fontane del parco sono alimentate dall’Acquedotto Carolino (o acquedotto di Vanvitelli), che fu inaugurato nel 1762 da re Ferdinando IV. L’ingegnoso acquedotto preleva l’acqua alle falde del monte Taburno, dalle sorgenti del Fizzo, nel territorio di Bucciano e la trasportan lungo un tracciato (spesso interrato) che si snoda per quasi 38 km.

Foto: www.caffeblog.it

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